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7 ottobre 2011 5 07 /10 /ottobre /2011 01:00

4392200853_318a370350.jpgA short biografy of Jack Kerouac and the review of his novel "On the road"

 

Jack Kerouac: short biography


Jack Kerouac was born on Catholic French-Canadian family in Massachusetts in 1922.
He went to Columbia University, New York, where he met Allen Ginsberg.
After dropping out of college, he took odd jobs but continued to hang around with Ginsberg and other friends with drug-taking habits.
The publication of his first novel "The town and the city" earned him some recognition as a writer but did not make him famous.
He spent the early 1950s writing other novels which were rejected by publishers.
He carried them around in a rucksack as he roamed back and forth across the country.
These trips became the core of "On the road", published to great acclaim in 1957 after Kerouac had joined Ginsberg in San Francisco, where they had become part of a group of intellectuals who attracted fame as the "Beat Generation".
Kerouac was unable to cope with sudden celebrity and was also deeply hurt by literary critics who objected to the Beat "fad" and ridiculed his work.
His mental and physical health declined in the next few years.
He became a heavy drinker and aged prematurely.
Eventually he moved back to the East to live with his mother and died in 1969 at the age of 47.
 

 

"On the road": review

Kerouac wrote "On the road" non-stop in three weeks in 1951.
The novel remained unpublished for six years.
When it eventually appeared, it was an instantaneous success. In fact it dealt with the typical young people's search for freedom and assumed a cult status for young American, dissatisfied with the materialistic culture of the 1950s.
It is a semi-autobiographical novel based fairly closely on the lives of Kerouac and his friends.

 At its centre there are:

- the image of the roads crossing the great American continent
- the sens of America's vastness as a dimension of existence that needs to be explored and offers freedom
- a way to escape from the cities and one's own past.

The novel was written in a new form that the author called "spontaneous writing" which consisted in describing events exactly as they had happended, without pausing to edit, fictionalise or even think.
He uses a very loose structure and a great deal of slang to convey the rush of excitement of the protagonist's freewheeling life.

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Published by Caterina Giglio - in Letteratura
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23 agosto 2011 2 23 /08 /agosto /2011 11:41

Recensione del romanzo d'esordio di Glenn Cooper "Il libro dei morti", edito nel 2009 da Editrice Nord

L'intricata trama del libro si costruisce su tre differenti piani temporali, creando un ponte fra epoche storicamente distanti fra loro. Il romanzo si apre nel dicembre 782 nell'abbazia dell'isola di Vectis (Inghilterra) dove alcuni monaci accolgono un orfanello che battezzano Octavus, poiché nato il 7/7/777.

Il bambino inizia misteriosamente ad annotare su di una pergamena una sequenza di nomi e date. Sono i nomi di tutti gli abitanti del pianeta, compresi quelli non ancora nati. Le date da cui sono seguiti sono quelle della loro morte.

Il lavoro di Octavus sarà perpetuato nel tempo: attraverso i secoli, le mani di alcuni scrivani verranno guidate nella compilazione della lista misteriosa, fino a creare un’immensa biblioteca, contenente più di 700.000 volumi.

Il romanzo si apre nuovamente nel 1947, anno in cuiWinston Churchill a Londra prende una decisione terribile ma necessaria ed Henry Truman a Washington viene a conoscenza di un atroce segreto.

Il romanzo si apre per la terza volta il 21 maggio 2009, quando il giovane banchiere David Swisher riceve una cartolina su è disegnata una bara ed è annotata la data di quel giorno. Poco dopo muore.

A questo avvenimento seguiranno cinque vicende simili.

Il caso viene affidato a Will Piper, noto detective dell' F.B.I., prossimo alla pensione, dedito all'alcool e alle donne, che con tenacia si mette sulle tracce del serial killer, che è stato soprannominato, non a caso, "Doomsday" (Giorno del Giudizio).

Non è facile collocare questo romanzo all'interno di un "genere letterario": esso infatti racchiude in sé più generi (romanzo storico, thriller, fantasy, poliziesco, religioso-filosofico).

Il taglio "cinematografico", l'utilizzo di capitoli brevi e uno stile narrativo limpido, asciutto ed essenziale rendono la lettura scorrevole e veloce.

Un libro coinvolgente, avvincente, ricco di colpi di scena, costruito su sequenze apparentemente sconnesse tra loro ma in realtà tutte legate da un filo conduttore: l'inquietante biblioteca.

Un misterioso finale "aperto"

Il romanzo termina lasciando svariati enigmi insoluti.

Il lettore troverà risposta ai suoi interrogativi nel sequel "Il libro delle anime", edito nel 2010 dalla casa editrice Nord.

Magic books Opened bookgrunge border
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Published by Caterina Giglio - in Letteratura
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25 luglio 2011 1 25 /07 /luglio /2011 11:00

Recensione de "Gli Indifferenti" di Alberto Moravia, romanzo neorealista edito nel 1929.

A cogliere e a descrivere il degrado e lo sfacelo morale del mondo borghese fu, già nel 1929, lo scrittore italiano Alberto Moravia.

Moravia si colloca all'interno della Letteratura Neorealista, il cui obiettivo è quello di riprodurre la realtà in modo oggettivo, fornendo documenti e testimonianze realistiche.

Importante, a questo scopo, è l'utilizzo di una "lingua antiletteraria": elementare, diretta, che si rifaccia ai moduli del linguaggio parlato.

"Gli Indifferenti" è un romanzo di geniale acutezza: Moravia vi dipinge una società borghese chiusa e soffocante, in cui i valori si dissolvono e lasciano spazio all'ipocrisia ed alla menzogna.

Sesso e denaro rappresentano le due componenti fondamentali attorno a cui ruota la vita della borghesia.

L'autore guarda a tutto ciò con lucido disprezzo, senza però riuscire a scorgere alternative.

I tratti che caratterizzano il romanzo rivelano un'impostazione decisamente teatrale: pochi personaggi, prevalenza del dialogo sulla narrazione, pochi cambiamenti di scena.

La narrazione avviene in terza persona e sono presenti frequenti focalizzazioni interne ai personaggi.

L'azione si incentra su quattro figure principali.

Mariagrazia Ardengo, appartenente all'alta borghesia, vedova e madre di due figli adulti, Carla e Michele, è da anni l'amante di Leo Merumeci, un uomo ricco, cinico e amorale.

Con ipocrisia tipicamente borghese, la relazione è tenuta nascosta ai figli di Mariagrazia, che nonostante tutto ne sono però a conoscenza, provando di conseguenza disgusto per la menzogna.

Intanto Leo, invaghitosi di Carla, inizia a corteggiare la ragazza e contemporaneamente a mettere in atto un disonesto gioco di ipoteche al fine di impadronirsi della villa degli Ardengo.

Carla, insofferente di giornate scandite dal ripetersi di rituali che celano falsità e corruzione, tenta di cambiare la sua vita. Questo tentativo si risolve nell'accettare le avances di Leo e nel divenire la sua amante, invischiandosi così ancora di più nel sistema di vita che la soffocava, e rivelandosi quindi fallimentare.

Michele rappresenta il "portatore di coscienza": egli vede chiaramente la negatività di ciò che lo circonda. Tuttavia non riesce a stabilire un rapporto con la realtà, a vivere sentimenti autentici, ad agire.

Ciò lo porterà dapprima a rifugiarsi nella sua "indifferenza" ed infine ad arrendersi ad un'integrazione, adattandosi ai rituali borghesi da lui tanto ripudiati.

Christmas lootkitap okumak
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Published by Caterina Giglio - in Letteratura
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